Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

MONTEFALCO
Chiesa di San Francesco
Chiesa e convento di San Fortunato
Monastero di San Leonardo abate
Monastero di Santa Chiara da Montefalco
Santa Chiara della Croce da Montefalco
MONTEFALCO

MONTEFALCO

Montefalco, chiesa di San Francesco: San Francesco benedice Montefalco (B. Gozzoli, particolare)

AIn una regione di incantevoli panorami, Montefalco, la cosiddetta “Ringhiera dell’Umbria”, garantisce visioni eccezionali, che si dilatano su Spoleto, Foligno, Assisi e Perugia; si vuole che, anche solo dal punto di vista paesaggistico, Montefalco sia uno dei luoghi da preferire per avere una precisa idea e una chiara visione dell’Umbria.

«Per alcuni secoli - precisa padre Luciano Canonici - sembra quasi che questo borgo arroccato e vigilante sulla valle spoletana abbia voluto gareggiare addirittura con Assisi, nel tributare venerazione a San Francesco; nel suo nome, attorno ai conventi, sotto la guida dei suoi figli, sorgono le chiese e perfino le fortificazioni civili, e fioriscono, come per incanto, le opere d’arte».

Per le memorie francescane, occorre rifarsi al 1215. La tradizione - sostenuta da documenti di poco po­steriori - tramanda che, in quell’anno, San Francesco fosse qui giunto a stabilire un “locus” per i suoi figli, nella zona legata alle prime glorie religiose di Montefalco o, come allora si chiamava, di Coccorone: presso la cappellina rurale di Santa Maria della Selvetta, posta sulla costa orientale del colle su cui sorge la cittadina, in località Camiano (nel 1242 è nominato un “loco fratrum de Camiano”). Qui è anche una sorgente di acqua magnesiaca, recentemente ribattezzata “Fonte di San Francesco”, con spiccate proprietà curative. La tradizione vuole che sia sgorgata miracolosamente all’ombra dell’elce prodigioso, che vi avrebbe piantato San Fortunato: sicché, anche nel duplice miracolo si collegano i due Santi.

I frati Minori permasero in detto luogo sino al 1275 circa; intorno al 1295 vi giunsero i frati del “Terzo Ordine della Penitenza”, qui chiamati da Santa Chiara da Montefalco.

I Terziari Regolari, fortemente contrastati in quel tem­po, poiché confusi con i “fraticelli”, ebbero la comprensione e l’approvazione di Giovanni XXII, dopo che avevano fissato la loro dimora in Montefalco; in conseguenza a detto fatto, la solitaria chiesetta di Santa Maria in San Rocco fu da essi esaltata come la “Porziuncola del Terzo Ordine Regolare”, giacché fu questa la culla del loro movimento, sotto la protezione e con la benedizione del pontefice.

Nel sec. XVI, dopo una breve sosta di Clarisse, il convento, abbandonato, andò presto in rovina.

 


Paolo Rossi
paolorossi62@tele2.it



 
 



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